ROBERTO DEVEREUX a LAS PALMAS DE GRAN CANARIA

Marzo 2009

critico: MELI

Seconda opera in cartello della stimolante stagione a Las Palmas di Gran Canaria, 42esima edizione del Festival intitolato ad Alfredo Kraus della benemerita associazione Amigos Canarios de la Opera, il donizettiano Roberto Devereux è stato servito, come si suol dire, su un vassoio d‘argento.

Merito in primis di una protagonista elettrizzante e che non lascia mai indifferenti: Dimitra Theodossiou non è nuova nella parte di Elisabetta, ruolo poliedrico, inconsuetamente sfacettato nella solitamente non molto approfondita psicologia nelle drammaturgie delle opere del Bergamasco. La scena finale costituisce un unicum che ha pochi paragoni nella pur prolifica produzione donizettiana e la Theodossiou se ne appropria con forza felina, trascinando il pubblico -non solo alle Canarie: va ricordato il successo raggiunto nelle recite in forma di concerto al Teatro Delle Muse di Ancona- al delirio. Si aggiunga, infine, che a Las Palmas la forma vocale era semplicemente smagliante e che, all’ultima recita, il soprano si è concessa al pubblico senza riserve in un canto che già, risaputamente, è sempre generoso, tutto rivolto alla platea. Non si equivochi: il canto di Dimitra non è “plateale” nel senso deteriore del termine. Semplicemente ci troviamo di fronte ad un’Artista che non si canta addosso, che non solletica gli spartiti, che si cala con convinzione e senza mezze misure nel personaggio, mettendo in evidenza, qui più che mai, anche l’aspetto lirico, dolente e piagato da una tristezza che rasenta, a momenti, la depressione di una donna potente sì, ma vittima di sè stessa, della propria immagine pubblica, del conquistato potere. Un’interpretazione che, oltre a lasciare ammirati per la scioltezza nel canto, nella facilità dei passaggi di agilità e nella folgorazione di acuti (e sono Re e sono Mi sopra il rigo presi con voce piena e senza stratagemmi di comodo) convince e commuove per la assoluta incarnazione del personaggio, nella sua umana dimensione, sopra ogni misura musicale e teatrale.

Va aggiunto che, per rendere al massimo le sue innegabili potenzialità, la Theodossiou deve essere sostenuta, avviluppata e contornata da un cast degno di starle all’altezza, da una direzione orchestrale capace di seguirla, ed anche di arginarla, di una regia in grado di sottolineare e comprendere la sua volcanicità greca, il temperamento che sprigiona da questa autentica bestia di palcoscenico.